Datagate: la prudenza del Governo e l’ipocrisia dei partiti
Come avevamo azzardato su Parolibero la scorsa settimana , l’affermazione di Claudio Fava sulla possibilità che i servizi segreti italiani fossero al corrente dell’attività spionistica della NSA sulle utenze nazionali, si è rivelata tutt’altro che campata in aria.
Al contrario, non stava francamente in piedi che gli USA avessero intercettato Francia, Spagna, Austria e Germania ma non l’Italia, come aveva fantasiosamente esternato il presidente del Copasir Stucchi, farneticando peraltro su filtri dell’NSA posti lì per schermare il traffico digitale italiano. Il caso Telecom dimostra che le intercettazioni illegali, in osservanza dell’ ART.15 della Costituzione tutte quelle non disposte da un magistrato, sono la norma non l’eccezione e che è già successo che persone vicine ai servizi ne fossero coinvolte.
Nel frattempo il Datagate dilaga assumendo proporzioni globali e contorni inquietanti. Ieri il capo della NSA Keith Alexander ha dichiarato che i dati gli venivano forniti dai servizi segreti europei: si presuppone di nascosto dai rispettivi esecutivi, se è vero che è stata spiata Angela Merkel. Se è vero, visto che la quantità di notizie e indiscrezioni si sta moltiplicando a dismisura e lanci di agenzia coinvolgono a diverso titolo Google (spiato), Microsoft (collaboratore) e Yahoo! (spiato), patti segreti stipulati tra servizi (incaricati da chi?), programmi di intercettazione di massa dai nomi testosteronici, Muscular, o psichedelici come PRISM. La NSA smentisce quasi tutto, compresa l’intercettazione del pontefice, col Vaticano che fa spallucce con la sicumera di chi è troppo esperto per non affidare ogni comunicazione davvero riservata a un buon vecchio sigillo di ceralacca.
La notizia meno credibile, probabilmente artefatta, è quella secondo cui al G20 Putin abbia regalato come gadget agli altri capi di stato delle chiavette USB con le quali spiarli. Chiunque abbia una qualche vaga cognizione tecnica intuisce che la cosa non sta in piedi. Difficile pensare che la chiavetta nascondesse una cimice di qualche tipo, perché chi vuole spiare con una cimice un capo di stato non gliela regala, la nasconde senza farsi vedere, o sarebbe come lasciare la firma. Più credibile che nascondesse un malware in grado di inviare i dati del computer a cui la chiavetta veniva connessa, ma anche in questo caso, visto che si tratta presumibilmente di un computer super controllato, il rischio di essere scoperti risulta altissimo. C’è da dubitare che un Capo di Stato o di Governo sia così imprudente da usare, senza averlo prima sottoposto a bonifica, un oggetto che gli ha regalato Putin, un ex dirigente del KGB trasmutato in zar postmoderno. Hanno bonificato anche il lettone, c’è da scommetterci.
Nel frattempo il Parlamento, esautorato da infrazioni gravissime dei servizi stranieri probabilmente agevolate da sponde italiane, non insorge. Letta mormora che se fosse vero sarebbe inaccettabile, prolungando l’ufficiosità di una notizia di cui tutto il mondo parla in termini di fatto acclarato. La Bonino spera che Obama chiarisca, è anche nel suo interesse sostiene dando consigli a un vecchio amico. Del resto è comprensibile da un PD che ha scopiazzato e citato in causa a sproposito la figura di Obama per anni, cercando di darsi un tono che adesso teme di perdere se adesso protesta troppo platealmente. Figuriamoci i radicali, gli ultramericani. Ci si domanda inoltre che fine abbiano fatto coloro che per un decennio hanno messo in cima alle priorità di un paese che andava in pezzi, il contrasto alle intercettazioni legali della magistratura, specie se finiva ascoltato un loro esponente, mentre adesso non aprono bocca davanti a una intercettazione di massa illegale e abnorme.
Si direbbe che quando a spiarci sono gli USA, quasi ci piace.