Elezioni americane 2016, tutto quello che c’è da sapere alla vigilia del voto
Clinton contro Trump; la battaglia finale alla vigilia dell’Election day statunitense si gioca fino all’ultimo a colpi di sondaggi e dati elettorali. Confusi, discordanti, mutevoli: se solo pochi giorni fa la candidata repubblicana sembrava vicina alla conquista dei 270 grandi elettori ora le carte in tavola sembrano essere state scombinate dalla rimonta di Trump. Numeri e dati, però, che lungi dal restituire un quadro ben delineato, restano poco affidabili; vuoi perché amplificati dal sensazionalismo dei media, vuoi per le numerose incognite, tutt’altro che trascurabili, che decideranno le sorti di queste elezioni americane 2016.
Elezioni americane 2016: Perché i sondaggi non contano
Forti dei risultati dei dibattiti televisivi e di più di una frase infelice di troppo da parte del Tycoon, i democratici sembrano dati per favoriti. Ma i sondaggi – secondo gli esperti – potrebbero essere non del tutto affidabili, perché non tengono conto di moltissime variabili. La storia insegna che sottostimare un candidato potrebbe essere – nella migliore delle ipotesi – una colossale sciocchezza, data una campagna elettorale tanto imprevedibile. Basti pensare che nessuno avrebbe scommesso sulla candidatura di Donald Trump, tanto che questa ha sorpreso – e imbarazzato – il suo stesso partito. Allo stesso modo potremmo stare sottostimando il numero degli elettori di Trump. Non è infatti improbabile che molti dei suoi sostenitori si vergognino a manifestare le proprie intenzioni di voto in pubblico, mentre non mancheranno di farsi coraggio nel segreto dell’urna. Lo stesso discorso vale anche per Hillary Clinton: le elettrici repubblicane potrebbero trasformare il certo in incerto votando per l’ex-first lady, spinte a cambiare bandiera dalla misoginia senza freni di cui Trump ha dato ampio sfoggio. Non è da meno il fattore astensionismo: chi tradizionalmente non va a votare potrebbe cambiare abitudini per dare la sua preferenza a Trump, il candidato della rottura con la vecchia politica. Ma lo stesso si può dire per la fascia d’elettorato di etnia ispanica, che potrebbe indirizzare il suo consenso verso Clinton.
Elezioni imprevedibili
Citando Henry Kissinger, Andrew Roberts ha espresso il sentimento di gran parte dell’elettorato americano:

«Peccato che non possano perdere entrambi». Sia Clinton che Trump possiedono infatti una propria, nutrita schiera di detrattori, che rende queste elezioni americane 2016 una corsa alla scelta del più classico “male minore”. In un paese con un sistema bi-partitico come gli Stati Uniti, il senso di appartenenza ad una delle due parti in corsa conta moltissimo. Tuttavia, questa volta gli elettori potrebbero essere meno fedeli del solito al loro partito, considerato che Trump è per buona parte un outsider rispetto allo schieramento repubblicano, oltre a rappresentare un notevole elemento di novità, che potrebbe traghettare molti delusi dalla politica tradizionale dalla sua parte. Un’altra costante del sistema elettorale statunitense, oltre al bipartitismo, è la fedeltà dei singoli stati all’uno o all’altro partito. Alla vigilia dell’election day, Trump può contare sull’appoggio di 16 stati e 115 grandi elettori, Clinton rispettivamente su 15 e 192. La partita si giocherà sugli “indecisi”, quegli Stati dove l’intenzione di voto è più difficile da prevedere.
Il sistema di voto
L’elezione del presidente degli Stati Uniti avviene in realtà in modo indiretto. I cittadini americani sono infatti chiamati a scegliere 538 grandi elettori che a loro volta eleggeranno il Presidente. I voti vengono conteggiati per ogni singolo Stato, dove vale la regola del «winner takes all», vale a dire che chi conquista la maggioranza delle preferenze conquista automaticamente tutti i grandi elettori di quello Stato. Diventa presidente degli Stati Uniti chi ottiene il voto di 270 grandi elettori. Questo resta in carica per 4 anni e può essere rieletto solamente una volta.
Un risultato non scontato
La campagna per le elezioni americane 2016 si chiude con un testa a testa che lascia aperti scenari imprevedibili. Imprevedibili perché se da un lato Trump ha collezionato più di un autogol, dall’altra Clinton era, e resta, un personaggio decisamente impopolare e un candidato poco accattivante: comunque vada, sembra il caso di dirlo, sarà un insuccesso. Ma allo stesso tempo il risultato sarà rivoluzionario, sia che venga eletto un miliardario che vuole erigere un muro al confine con il Messico sia che la Clinton diventi la prima donna alla guida della Casa Bianca. I riflettori, domani, restano fissi sui cittadini statunitensi.
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