Musulmani nelle chiese: amore o prepotenza?

Ventitremila musulmani ieri hanno varcato le soglie della chiesa cattolica e da Milano a Palermo si sono stretti tra le panche con i loro fratelli cristiani. Lo aveva chiesto la comunità islamica francese dopo la brutale uccisione di Padre Jacques Hamel nella chiesa di Rouen per mano Jihadista, e il vero islam ha accolto l’invito, un’adesione corale, migliaia di musulmani nelle chiese in un fortissimo abbraccio contro il terrorismo.

 

Quando la preghiera in amore supera ogni credo e dogma religioso diventa l’arma più potente che esista: «Siamo molto grati per questa risposta pronta, tempestiva e chiara. Se continuano su questa strada si potrà creare un vero isolamento attorno a questi fanatici omicidi – commenta il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, che contiua – non sempre abbiamo sentito una reazione corale, ora questo invece si sta creando. È vero che il mondo musulmano è abbastanza frammentato per motivazioni di carattere teologico, che non ci competono. Ma su questo punto fondamentale di condanna netta della barbarie si può essere tutti d’accordo. E ora mi pare che si vada in questa direzione».

L’assiduità degli ultimi tragici episodi di terrorismo forse sta creando, senza cognizione dei mandanti, un quadro ben diverso dall’intento folle dell’isis, non separa ma unisce, proprio come inteso anche dagli imam presenti ieri a Roma alla messa di Santa Maria in Trastevere. Mohammed ben Mohammed, imam delle Moschea di via dei Frassini a Centocelle, Sami Salem, imam della sala di preghiera della Magliana, Mohammed Hassan Abdelghaffar, imam della sala di preghiera di via Candia: «Qui siamo a casa. Siamo venuti qui per dire che siamo fratelli. Il terrorismo non appartiene a nessuna religione, è nemico di tutti noi. È importante testimoniare la nostra unità, il terrorismo è un pericolo globale e dobbiamo unirci per affrontarlo. Se il terrorismo riesce a dividerci ha vinto».

 

Ma tra i tanti messaggi di fratellanza della comunità islamica lanciati ieri dagli altari di tutta Italia, arriva la nota stonata e poco coraggiosa di un prete che preferisce preservare la sua identità in uno sfogo anonimo: «Tu mi ammazzi un parroco e poi ti inviti la settimana dopo nella mia Chiesa a pregare la tua religione. Anche le altre chiese del mondo oggi saranno invase da musulmani senza che nessuno li abbia invitati. Se c’è proprio una cosa che noi temiamo è vederci arrivare i “turchi” in chiesa… Se lo avessi fatto io, non in Egitto, ma qui a Milano, di presentarmi in una moschea dicendo che mi sono autoinvitato a pregare, mi avrebbero lasciato alla porta. E se avessi insistito sarebbe scoppiata la rissa col coltello. Certo, tutti pregheranno oggi: i cristiani di non trovarsi qualche terrorista vicino. (Non esisterà, tra l’altro, alcun sistema di controllo e sicurezza, se non quelli di default nelle chiese più grandi…) Certo, tutti oggi ringrazieranno Dio: i cristiani di poter essere usciti vivi e incolumi dalla propria chiesa. Nessun vescovo farà sentire la sua voce dicendo che la cosa andava almeno concordata insieme. Insomma l’Islam è prepotente e invasore anche quando vuole farsi apprezzare come misericordioso e gentile. Se ci entrano in chiesa quando vogliono fare la pace, pensa che cosa possono fare quando sono leggermente alterati… eh, lo sappiamo cosa, tra l’altro».

Il fondamentalismo però non è religione, arriva forte la condanna di Papa Francesco ai microfoni di TGcom24: «A me non piace parlare di violenza islamica, perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, quello che uccide la fidanzata, un altro la suocera, questi cattolici battezzati sono violenti cattolici e se parlo di violenza islamica devo parlare di violenza cattolica. Nell’islam non tutti sono violenti, non i cattolici sono tutti violenti è come una macedonia, comprende tutto. Io credo che in ogni religione c’è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Quando arrivi ad uccidere si può uccidere con la lingua e con il coltello. Credo che non è giusto e non è vero identificare questo con l’islam». Cadere nell’inganno della provocazione che rende inscindibile l’uno dall’altro, alimentando ogni odio: e se fosse proprio questo il folle disegno jihadista?

 

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