Benigni ricorda Troisi: un vuoto incolmabile

Roberto Benigni, giunto a Roma per il “Festival Trastevere-Rione del Cinema”, ha incontrato ieri i ragazzi del cinema “Piccolo America”, e su una piazza San Cosimato affollatissima di fan e curiosi, è venuto a sostenere la causa portata avanti dagli organizzatori del festival: un gruppo di venti ragazzi che, da alcuni anni, organizzano vari eventi culturali e lottano per riaprire il Piccolo America, una sala cinematografica di Trastevere.

Non c’è altro posto dove sarei voluto essere stasera che non fosse questo. Pochi luoghi al mondo sono allegri come questa piazza, mi viene voglia di fare un balletto, anche mia moglie, Nicoletta Braschi, mi ha detto: Vai subito lì!”. Ha esordito così, con la solita trascinante energia alla Benigni, per poi aggiungere: Io sono uno di loro, siamo i 23 ragazzi del cinema America. Hanno fatto qualcosa di straordinario, stanno rammendando il quartiere, con le loro azioni stanno facendo una rivoluzione del cuore, della cultura. Alla serata hanno presenziato anche varie personalità della politica e in particolare Benigni si è rivolto al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e al ministro della Cultura Dario Francheschini, entrambi presenti alla serata facendo loro appello a favore dell’iniziativa dei giovani romani: ”Spero che le istituzioni vi continueranno a supportare, i ragazzi del cinema America stanno cercando di riaprire le porte del sogno, perché solo quelle ci rimangono”.

Durante la serata c’è una bella atmosfera, la piazza è gremita e la folla resta incantata dal comico toscano. Si raccolgono fondi anche per un’altra sala cinematografica, il “Cinema Troisi” nei dintorni di San Cosimato, per salvare la quale, i ragazzi del Piccolo America hanno organizzato una colletta estemporanea con un cestino che gira sulla piazza. Si respira voglia di fare, amore per il cinema e per la città. Più tardi viene proiettata la pellicola restaurata del celebre film ” Non ci resta che piangere” che fu un successo frutto della collaborazione di Benigni con un altro grande del cinema Italiano, il suo grande amico ed indimenticabile collega Massimo Troisi, stroncato da un infarto nel 1994 a soli 41 anni.  “Sono venuto qui anche per rendere omaggio a Massimo, che ci manca tanto, è una perdita, un vuoto incolmabile. Quando ci siamo incontrati, eravamo anche noi come i ragazzi del cinema America, avevamo meno di 30 anni e volevamo condividere l’allegria per la vita, abbiamo deciso subito di fare qualcosa insieme”. Così ha dichiarato Benigni prima della proiezione, e poi senza nascondere un po’ d’emozione ha ricordato con sincero affetto Troisi: “Massimo era un bell’attore, un bel regista e un bell’uomo. Con lui c’era un’amicizia e un amore speciali che raramente capitano. Quando eravamo insieme ci divertivamo moltissimo, bastava che ci guardassimo e ridevamo. Eravamo molto giovani e abbiamo deciso di condividere questa felicità in un film che rivedrò stasera perché da allora non l’ho più rivisto. (…) Di ‘Non ci resta che piangere’ avremmo anche voluto fare il seguito, infatti avevamo lasciato il finale aperto, proprio con l’intenzione di farne altri”.

Benigni lascia la piazza alla fine della presentazione senza vedere il film, tra lo scroscio degli applausi degli astanti, ma prima di andare via recita una poesia dedicata a Massimo Troisi e scritta dal comico toscano alla sua morte: “Chissà cosa teneva int’a capa. Intelligente, generoso, scaltro. Per lui non vale il detto ch’è del Papa: morto un Troisi, non se ne fa un altro. Morto Troisi, muore quella bella, serena antica dolce tarantella. Ciò che Moravia disse del poeta, io lo ridico per un Pulcinella: la gioia di bagnarsi in quel diluvio di ‘jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!’ era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon jazz. ‘Non si capisce’, urlavano sicuri, ‘questo Troisi se ne torni al Sud!’. Adesso lo capiscono i canguri, gli indiani e i miliardari di Hollywood. Con lui ho capito tutta la bellezza di Napoli, la gente, il suo destino, e non m’ha mai parlato della pizza e non m’ha mai suonato il mandolino. O Massimino, io ti tengo in serbo fra ciò che il mondo dona di più caro, ha fatto più miracoli il tuo verbo di quello dell’amato San Gennaro”.

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