Rai, i nuovi dirigenti: è subito polemica

Cambiano i media e cambia anche la Rai. Nuove sfide per il servizio pubblico che con il canone in bolletta si prepara a fare incetta di contributi e non solo d’audience. Due donne e solo una riconferma nell’elenco dei prescelti alla dirigenza stilato dall’amministratore Antonio Campo Dell’Orto, che con l’ultima riforma della Rai ha di fatto assunto il timone dell’azienda, attivandone la rivoluzione ai vertici.

 

Quartetto innovativo, soprattutto nelle due nomine tutte al femminile: Daria Bignardi e Ilaria Dallantana. Prime donne ai vertici di una rete pubblica, rispettivamente Rai 2 e Rai 3, ma soprattutto scelte in quanto professioniste esterne alla mamma di tutte le televisioni italiche. L’una conduttrice su La7 delle Invasioni Barbariche, scrittrice, giornalista ha lavorato in Rai solo fino al 1994. Nel 2000 conduce il Grande Fratello su Canale 5 per due edizioni, poi un breve ritorno su Rai 2 con l’Era glaciale e infine l’approdo nel 2010 al canale di Urbano Cairo. Ben altra storia per Ilaria Dallantana, nata e cresciuta al Biscione, capo della divisione Entertainment di Canale 5 e Italia 1 dal 1997 al 2000. Dopo una carriera in Mediaset ha poi fondato nel 2001 la casa di produzione Magnolia insieme all’attuale sindaco di Bergamo (PD) Giorgio Gori. Magnolia firma successi come L’eredità, Masterchef, L’isola dei Famosi e la Dallantana ne è stata vicepresidente fino al 2014.

 

Altrettanto “scottanti” le nomine maschili: Rai1 attende l’approdo di Andrea Fabiano, classe 1976, che diverrà così il più giovane dirigente nella storia della rete ammiraglia. Capo alle strategie di marketing e nuovi progetti dal 2011 al 2013 in Rai, Fabiano è poi diventato vicedirettore di Rai 1 a fianco di Giancarlo Leone di cui è stato anche assistente presso l’università Luiss al corso di Economia e Gestione dei Media. Ultimi due Angelo Teodoli, unica riconferma, che si sposta da Rai 2 alla dirigenza di Rai 4 e Gabriele Romagnoli, giornalista a Repubblica ed ex direttore di Gq, che sbarcherà a Rai Sport. Scelte coraggiose, quindi, che l’ad Campo Dell’Orto ha così commentato: «Sono scelte basate su esperienza, merito e autonomia dai partiti, guidate dalla volontà di rinnovamento proprio attraverso la competenza e nel segno della valorizzazione delle risorse interne. La nuova legge ha dato più potere ma anche più responsabilità all’amministratore. Per questo mi sono assunto la responsabilità di proporre nomine basate sul principio del pluralismo culturale».

 

Non sono mancate, a ogni modo, le polemiche. In testa l’Usigarai, sindacato dei giornalisti Rai che in una nota ha lamentato proprio la mancanza di «valorizzazione di risorse interne» di cui parlava Dell’Orto, così infatti si legge: «Siamo di fronte ad un fatto grave. Salvo l’eccezione di Rai1, l’ennesima infornata di esterni. Evidentemente il Dg ritiene che tra 11mila dipendenti non ci siano professionisti in grado di assumere ruoli di rilievo». Dal fronte politico invece opposizioni in trincea, prima il Movimento 5 stelle che parla di «spoil system renziano» poi lo stesso Matteo Salvini che dichiara: «Nomine dei vertici Rai, signore e signori ecco a voi… telerenzi. Contenti di pagare il Canone per sentire la voce del padrone?». Una settimana, insomma, all’insegna dello sconcerto e della polemica tout court in attesa del vero banco di prova: il rinnovamento culturale di un’emittente televisiva da tempo ingessata dall’autoreferenzialismo e dalla mancanza di novità.

@FedericaGubinel

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