George Soros, “l’uomo che distrusse la banca d’Inghilterra” è pronto a sferrare il prossimo attacco verso l’economia cinese e scommette il repentino crollo del renminbi .
Il nonnetto ungherese, era passato alla storia nel 1992 con la sua operazione di speculazione finanziaria che è costata “cara” alla sterlina, costringendo la Banca d’Inghilterra a svalutare la propria moneta con l’inevitabile uscita dallo SME e ottenendo dalla sua, un arricchimento stimato intorno all’ 1,1 miliardi di dollari. Poi fu la volta dell’Italia, stessa storia, stessa fine, vendita allo scoperto delle lire, conseguenziale perdita di valore della moneta italiana oltre il 30%, uscita dal sistema Monetario Europeo, anche lì il guadagno riguardava cifre da capogiro.

Ora è il turno asiatico, la borsa cinese è in flessione, Shanghai cede il 2,92%, si tratta del settimo calo consecutivo per il mercato “giallo”, un bel tappeto rosso sembra pronto ad accogliere George Soros, le prospettive per una nuova infilata del faccendiere ungherese ci sono tutte, e lui si dice pronto a dichiarare guerra allo Yuan. La Xinhua, una delle maggiori agenzie di stampa cinese, risponde alla provocazione di mr. George Soros lanciata al forum economico di Davos, e porta davanti agli occhi del “coccodrillo finanziario” due importanti fattori economi che confutano la tesi dell’ attempato investitore : l’aumento delle spese dei turisti cinesi all’estero e gli investimenti fuori Asia che superano i 110 miliardi di dollari. Pertanto, sempre secondo l’editoriale cinese,“Chi fa vendite allo scoperto non ha fatto i compiti a casa, oppure sta intenzionalmente cercando di creare panico per strappare profitti”. Continuamente criticato per il suo operato drastico, accusato di essere il vero responsabile di numerosi crisi finanziarie, George Soros si difende e con la solita nonchalance che lo contraddistingue ribadisce:”Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.”
In fondo non siamo di certo nuovi al “ciascuno si guardi il suo”.