Olimpico: una giornata da steward
Stadio Olimpico, teatro di una Roma incommentabile, che dopo la vergognosa sconfitta contro il Barca in quel di Champions, bissa la miserrima figura con un’ Atalanta di appena sufficiente compagine.
Ma incommentabile, questa volta, è soprattutto il popolo del web che, consapevole di non sapere, mette alla gogna mediatica il lavoro di una steward, immortalata mentre esegue un controllo su una minore. Ore 13, apertura dei cancelli, tutti gli steward si trovano presso lo stadio da circa due, tre ore, è stata già effettuata la bonifica locale con relativa rimozione degli oggetti cosiddetti “pericolosi”, perlustrati i luoghi adiacenti e divisi i compiti secondo le direttive del coordinatore.
C’è chi verrà assegnato al controllo del biglietto con relativo documento d’identità, e chi verrà adibito all’impopolare ma necessario Pat-Down, verifica tattile non invasiva, che può essere effettuata esclusivamente dagli incaricati abilitati alla mansione. I relativi controlli devono essere compiuti, sia all’esterno dello stadio nell’area di prefiltraggio, sia otre i tornelli, tutti gli accertamenti è indispensabile che vengano ripetuti, per quanto sia possibile, con l’unico fine di assicurare la visione della partita in tutta sicurezza.
Spesso, questo non accade, i tifosi pur accettando il regolamento d’uso dello stadio, dove ogni divieto è sancito e ribadito, eludono i controlli e introducono oggetti vietati, striscioni post-componibili con messaggi offensivi, materiale esplosivo, tutto a discapito di coloro, grandi, molto grandi e piccini che vengono allo stadio per tifare con il cuore e con la voce la loro squadra.
E’ vero si perde molto tempo, quando si è in ritardo e la gara sta per iniziare il “fermo” è irritante, i controlli appaiono scrupolosi e quasi al limite dell’esagerazione, tutto poi soltanto per assistere ad un incontro di calcio, tutto però fatto per l’incolumità pubblica.
Paparelli, Fonghessi, Filippini, Currò, Licursi, e tanti altri ancora, per ultimo Luigi Mangiapelo (padre della piccola Federica trovata senza vita lungo il lago di Bracciano) che nel marzo passato durante la gara Roma-Juve, è stato gravemente ferito dalle schegge di un seggiolino a seguito dell’esplosione di una bomba carta.
Abbiate alla mente questi nomi, quando percorrendo i varchi verrete fermati più e più volte, ritenete poi, che ogni controllo viene programmato mediante POS (piano operativo sicurezza) a seguito della riunione del Gruppo operativo di sicurezza (Forze dell’ordine, VF, Servizio sanitario, Delegati della squadra), convincetevi che lo Steward dunque sta adempiendo ad un dovere ed eseguendo un ordine impartitegli dall’alto, sempre e solo per la Vostra sicurezza, si guardi anche al resto del mondo, dove il metal detector viene utilizzato, senza stupore, anche sui bambini, metteteci infine anche il giusto allarmismo del dopo attentato e traete dunque le vostre considerazioni. Non passi in sordina, infatti l’episodio del 13 novembre a Parigi allo Stade de France, l’attentatore scoperto al prefiltraggio per delle bretelle imbottite, si è fatto esplodere fuori dall’impianto, le conseguenze sono state circoscritte grazie a quel tanto odiato controllo. Si tralasciano i tristi episodi che vedono coinvolte le vittime degli scontri tra polizia e tifosi, non per non importanza, ma solo per attinenza all’oggetto del discorso, pertanto si torni “a bomba” a noi.
Deve ancora terminare la partita contro l’Atalanta, che circola sul web la foto a luci rosse, di una steward che sembra effettuare un controllo su una bambina, la piccola si presta e alza le braccia, ecco che l’occhio di uno smartphone coglie l’attimo, l’ignoranza dei social grida allo scandalo, la condivisione facebookkiana è d’obbligo.
La premessa che le verifiche, purchè svolte in presenza e con il consenso dei genitori, possono essere effettuate anche sui minori, talvolta utilizzati come veicolo per fini illeciti, non ci appartiene, qui la storia è ben altra.
Facciamo un passo indietro per spiegare che quello che prima facie sembra essere un atto ignobile e lesivo, altro non è che un gioco, così come riferito subito dal papà della bambina, che smentisce ogni illazione e scagiona l’indagata su internet, invitando anche alla rimozione della foto in questione. Con il CONSENSO dei genitori PRESENTI la piccola ha voluto fare una cosa da grande imitando il papà, la ragazza dalla pettorina gialla asseconda e la berlina è immediata: “Vergogna, fate schifo”; “che merdate, fate pena”; “Se era mia fia , je strappavo er gilet giallo da coglione e insieme i capelli a sta puttana”; “Zoccola, alla pecorina dovevi rimanere”, “La colpa è dei genitori che non l’hanno presa a pizze!”.. e tanto tanto altro che poi chi vorrà, potrà reperire tranquillamente dai social per addivenire alle dovute responsabilità.
Soliti leoni da tastiera, pronti a sparare a zero sul prossimo, pronti ad accendersi e a saltare come micce al posto altrui, tralasciando sempre il senso civico e logico che governa fatti e ragioni, tempi e luoghi.