Papa Francesco al Congresso per educare
Annunciata come evento che avrebbe segnato un’epoca nella storia della Chiesa Cattolica, la visita di Papa Francesco nelle Americhe si è rivelata non solo all’altezza delle aspettative, ma per certi versi sorprendente. Qualcuno pensava che dopo l’enciclica verde barricadera il Santo Padre avrebbe mollato il colpo o moderato i toni; o che, in un momento di transizione così delicato tra America del Nord e Americhe del Sud, il suo atteggiamento sarebbe stato finemente diplomatico. Invece Papa Bergoglio rincara la dose, e sul piano simbolico il suo viaggio in America comincia, come giusto, dalla parte dei più deboli.
Il Pontefice ha dedicato il suo discorso al Congresso degli Stati Uniti solo dopo aver visitato e riempito di parole tenere l’America Latina, e Cuba in particolare. All’assemblea del congresso Francesco non si presenta con magnificenza ma con assoluta umiltà, eppure con una grandissima carica educatrice. Il suo non è un discorso diplomatico, ma all’attacco del Congresso, bersaglio rispettato ma duramente criticato, non solo e non tanto sul caso eclatante della pena di morte e del traffico di armi, sbandierati da tutti i giornali, ma in tre corposi passaggi del suo intervento, nei quali il Pontefice punta dritto ai nervi scoperti e alle ipocrisie del Paese degli “uomini liberi e valorosi”. Si direbbe che il suo fine sia stato quello di colpire al cuore i Grandi dell’America, per insegnare loro una terribile e dolorosa, visti gli scarsi successi nei quali si sono distinti ultimamente, lezione d’umanità.
La memoria innanzitutto, di quattro campioni di sogni inusuali per i grandi discorsi: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day (attivista femminista e operaista fondatrice del Catholic Worker Movement per la difesa dei diritti sociali) e Thomas Merton (intellettuale cistercense a lungo battutosi per il dialogo e la libertà). Il primo affondo segue il panegirico di Lincoln, campione della libertà, ed è contro la guerra. Francesco mira ad abbattere «la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico [e] il semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, se preferite, giusti e peccatori». Dette in casa di chi nel nome del bene e della democrazia ha condotto negli ultimi anni tanti di quei conflitti da sconquassare irrimediabilmente una parte del mondo, queste parole hanno un sapore acre. Che diventa ancora e terribilmente più amaro quando ammonisce: «Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto. Questo è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate». O meglio, dovreste rifiutare, ma fino ad ora non siete stati tanto bravi.
Il secondo affondo, poco più avanti, è una lezione di principi e di costituzione. IL Papa scomoda la Dichiarazione di Indipendenza e il “tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che tra questi ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità”. Troppo spesso invece questi diritti sono stati e sono calpestati, soprattutto quando la Politica è stata messa al servizio dell’economia e della finanza e non delle persone. E nello stesso Congresso in cui il discorso sul Diritto alla Sanità Pubblica fa infuriare accuse di socialismo degne del più colorito maccartismo, Francesco ribadisce come la politica invece debba essere «espressione del nostro insopprimibile bisogno di vivere insieme in unità, per poter costruire uniti il più grande bene comune: quello di una comunità che sacrifichi gli interessi particolari per poter condividere, nella giustizia e nella pace, i suoi benefici, i suoi interessi, la sua vita sociale. Non sottovaluto le difficoltà che questo comporta, ma vi incoraggio in questo sforzo».
Il terzo affondo è quello più riportato nei giornali, e comprende la critica radicale alla Pena di Morte, il richiamo a una attenta e necessaria politica sociale e, non ultima, la disarmante accusa legata all’ipocrita commercio delle armi. «Perché – si chiede Francesco – armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società?». La risposta la fornisce egli stesso, e rappresenta l’ultimo tassello di un puzzle tanto grande, dove ambiente, solidarietà, umanità e giustizia sono sempre messe in discussione, con sprezzante doppiezza, per una ragione soltanto: «Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente».
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