Immigrazione: mille vertici e misere soluzioni
Doccia fredda del Governo sul tema dell’immigrazione; sotto il solleone estivo il Premier ha incontrato le Regioni e ha fatto il punto sullo stato dell’arte di un tema che scalda gli animi e scuote il Paese. Invasione, emergenza, contrasto i leit-motiv che hanno costellato il ricettacolo politico per proposte sventolate in lungo e in largo senza soluzioni. Unione europea la grande assente sul fronte sovranazionale che con le quote volontarie si ripropone regina senza scettro.
Simposio di circa un’ora e mezza a Palazzo Chigi per agevolare il confronto tra enti locali ed esecutivo. A presiedere Angelino Alfano, Ministro degli Interni, mentre al tavolo il sottosegretario alle Politiche Ue, Sandro Gozi, Claudio De Vincenti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e Gianclaudio Bressa, sottosegretario agli Affari regionali. In rappresentanza delle Regioni: Roberto Maroni, Luca Zaia, Vincenzo De Luca, Giovanni Toti, Rosario Crocetta e la delegazione di governatori e sindaci guidati dal presidente della conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino. Per l’Anci invece oltre al presidente Piero Fassino, c’erano Giuliano Pisapia, Enzo Bianco, Leoluca Orlando e Matteo Biffoni. Tanti i temi trattati, in primis il ruolo dell’Unione, Renzi ha rassicurato gli interlocutori: “Siamo un Paese serio, solido, la cui risposta sul tema immigrazione deve essere condivisa e congiunta” ma ha anche sottolineato la necessità di un’azione condivisa a livello comunitario: “Ci sono due modi di procedere, uno è quello di riaffacciarsi al passato” rinegoziando il regolamento di Dublino, “ma questo non porta a niente” ha aggiunto, “l’altro è quello di provare insieme a risolvere il problema”. Frammentarie e discordanti le reazioni dei bacchettanti seduti al tevolo, prevedibili quelle governatori leghisti, Roberto Maroni sottolinea: “”Chiedo risposte concrete. Parliamo di chiacchiere. Chiedo risposte concrete a problemi concreti. La risposta del governo è stata che ne riparleremo. Mi pare assolutamente deludente. Ho chiesto di sapere il luogo dove si fa la verifica di chi è richiedente asilo e chi migrante. Non c’è possibilità di distinguerli. Non si può fare un rimpatrio. E’ incredibile. Assolutamente incredibile”. Più scettico Luca Zaia, neo-rieletto alla guida del Veneto: “Dall’incontro non è emerso nulla di nuovo, non sono venute fuori grandi novità: ci aspettavamo relazioni internazionali forti ma non c’è nulla di nuovo sotto il sole –ribadendo- Noi continuiamo a dire no a nuovi arrivi”. Sergio Chiamparino, presidente della conferenza delle Regioni, trapela invece ottimismo: “L’incontro è stato positivo: è necessario che si accorcino le procedure per i richiedenti asilo, 6 mesi deve essere il limite massimo anche per essere credibili in Europa. Abbiamo dato la disponibilità a costruire insieme gli hub regionali sulla base di indicazioni che noi abbiamo già fatto avere al Viminale” mentre il leader dei sindaci Piero Fassino torna anch’egli sul tema redistribuzione e strutture d’accoglienza: “Abbiamo posto l’esigenza di misure che migliorino l’accoglienza, come la creazione degli hub regionali di smistamento e prima accoglienza dove fare le certificazioni e le procedure per chi chiede domanda d’asilo, quindi distribuire i migranti nei diversi comuni […] il governo si è detto d’accordo, ci siamo dati due settimane per individuare in ogni Regione quale sia la struttura che può fare da hub per poi attivarla immediatamente”.
L’idea è chiara, ripartire su base territoriale quote di migranti e aspettare un passo più deciso da parte dell’Unione. L’Italia arranca in termini d’accoglienza ma cerca di resistere auspicando che un cordone sanitario europeo intervenga in soccorso. Una risposta realistica dell’Europa non è però arrivata, il Consiglio Europeo ha chiuso la giornata con un compromesso al ribasso che vede la ripartizione di 40.000 richiedenti asilo per quote su base volontaria, nonostante l’accesa discussione che ha visto Renzi accaldato di fronte alle misure dolci approntate dal Consiglio. A poco aiuta la minaccia terroristica e l’ennesimo attentato in Francia nel veicolare un’apertura del cuore d’Europa verso l’accoglienza. Se aggiungiamo l’incapacità del governo di creare strutture ad hoc, riducendo i tempi d’identificazione, nell’accogliere l’orda di profughi in arrivo, la situazione resta drammatica e l’estate preannuncia scottate sulla pelle dei soliti migranti e cittadini lasciati in balia del pleonastico chiacchiericcio politico.