Gruppo H: il girone dell’ inferno

Ci si aspetta fin troppo poco da questo girone. Si, dire che il Belgio sarà la vera sorpresa del Mondiale ormai è già una moda, ma quanto spettacolo potrà realmente offrire questo girone H? Le protagoniste sono il miglior Belgio della storia, la Russia del sergente Fabio Capello, la Corea del Sud che tanto ci fece soffrire nel 2002 e l’ Algeria dei “nostri” Taider e Ghoulam. Andiamo a studiarle da vicino.

Belgio

Dopo la delusione dei Mondiali del 2002, il Belgio decise di puntare su un progetto a lungo termine in collaborazione con i club più importanti del paese (Anderlecht, Genk e Standard Liegi) con l’ obiettivo di crescere una vera e propria generazione di fenomeni modellati su uno stile di gioco offensivo e vincente. E’ arrivata l’ora di raccogliere i primi frutti: i Diavoli Rossi già possono vantare una rosa competitiva, che nonostante “nonno Van Buyten” parteciperà al Mondiale con un età media di 24 anni. Il gruppo fa veramente paura, perché a giocatori affermati come Kompany e Fellaini, affianca giovani di assoluto prestigio come Courtois (campione di Spagna e finalista in Champions), Lukaku , De Bruyne, Januzai, ma soprattutto Eden Hazard. {ads1}

Una squadra giovane ma già esperta nelle competizioni importanti di livello europeo, allenata da Marc Wilmots, capitano della nazionale belga nel 2002. A livello tattico, Wilmots può spaziare a seconda delle esigenze dal 4-1-4-1 al 4-2-3-1, oltre al 4-3-3 perfettamente conforme alle caratteristiche tecniche e fisiche di questo grande organico. Nel girone di qualificazione il Belgio non è stato mai sconfitto: 8 vittorie e 2 pareggi, 18 gol fatti e solo 4 subiti.

Tra i grandi esclusi, troviamo i nomi di Benteke (rottura del tendine d’achille) e Radja Nainggolan , scelta tecnica quest’ultima, che fa ben capire il prestigio di questa selezione.
L’unico vero nemico del Belgio, potrebbe essere il clima, ma nonostante i possibili incroci con il Portogallo agli ottavi o con l’ Argentina ai quarti, questa squadra non ha paura di nessuno, e fa bene.

Russia

A cospetto di una squadra stellare come il Belgio appena descritto, tutte le altre potrebbero passare in secondo piano. Sbagliato. La Russia dell’ era Fabio Capello è una Russia rivoluzionata, che ha voluto tagliare con il passato e che è stata completamente rifondata sull’ equilibrio e sul collettivo. Per capire di che squadra stiamo parlando, basta pensare che nella fase di qualificazione la Russia si è qualificata davanti al Portogallo di Cristiano Ronaldo che ha dovuto strappare la partecipazione al Mondiale agli spareggi.

La scelta di rompere con gli individualismi del passato, si è concretizzata con le esclusioni illustri di Arshavin e Pavliushenko. Ai due però, si è aggiunto anche Shirokov, uno dei pilastri della squadra russa che ha dovuto rinunciare al sogno del Mondiale a causa della rottura del tendine di achille. Dalle prime indicazioni tattiche, sembrerebbe che Fabio Capello possa adottare il classico 4-4-2 alternato con il 4-3-3. In entrambi i casi, il tecnico friulano punterà sul talento di Kokorin, giovane attaccante in grado di creare scompiglio nelle difese avversarie.

Insomma, una squadra equilibrata, dura, costruita a pennello sulla personalità del nostro Fabio Capello, che oltre alle direttive tecniche, ne ha data extra-calcistica ma altrettanto eloquente: niente Twitter! Con la Russia di Capello non si scherza.

Corea del Sud

What about Corea del Sud? Sembrerebbe la squadra meno esperta e di conseguenza meno temibile, invece è questa la squadra con più esperienza del girone a livello mondiale. La Corea del Sud è alla nona partecipazione consecutiva ed il massimo risultato ottenuto è il quarto posto nel 2002, che noi italiani purtroppo ricordiamo bene.Le armi principali di questo collettivo bene o male sono quelle che lo hanno caratterizzato in tutta la sua storia: velocità e organizzazione. Un collettivo quindi, che non presenta delle vere, grandi individualità, ma che si presenta in Brasile con molti giocatori presenti in pianta stabile nel calcio europeo, specialmente in Germania e in Inghilterra

Se le caratteristiche di questa nazionale sono sempre le stesse, il vero punto di rottura col passato è rappresentato dall’ allenatore: Myung Bo Hong, ha messo fine all’ era in cui la Corea del Sud adottava i C.T. europei per guidare la propria nazionale. I moduli adottati dal tecnico “made in Corea” sarà con tutta probabilità il 4-2-3-1, che in fase offensiva punterà sulla spinta di Hang Min Son, una delle potenziali stelle di questo organico. L’assente illustre invece, sarà il famosissimo Park Ji Sung, che dopo l’esaltante carriera al Manchester United, ha abbandonato anche la nazionale.

Tecnicamente la Corea del Sud è nettamente inferiore rispetto alle sue avversarie, ma la storia invece premia questo organico che, evidentemente, trae grandi vantaggi dalla ottima organizzazione, messa in pratica con una rapidità più alta della media.

Algeria

Dal modo esagerato in cui l’Algeria ha festeggiato la qualificazione, in parte si può anche capire l’ ambizione di questa squadra. Ma attenzione, perché l’entusiasmo portato in Brasile dall’ Algeria, unito ad una mentalità particolarmente forte e mai arrendevole, potrebbe giocare brutti scherzi alle altre rivali del girone favorite per il passaggio ai playoff.

L’ Algeria, unico paese arabo del Mondiale, è allenata dal bosniaco Vahid Halilhodzic, un uomo di calcio e di grande esperienza che ben si allinea con la mentalità delle “volpi del deserto”. Il modulo preferito del tecnico sembrerebbe il 4-2-3-1, all’ interno del quale possiamo scorgere gli “italiani” Taider e Ghoulam, che affiancheranno altri giovani di talento come Brahimi e Feghouli. Non ci sarà Belfodil, reduce da una stagione particolarmente deludente.

Le speranze dell’ Algeria non sono molte, ma questo era il tassello mancante in un girone atipico che però, con tutta probabilità, potrà regalare emozioni inaspettate. Il Belgio dei fenomeni, la nuova e rigida Russia italianizzata da Capello, la Corea del Sud, meno forte ma più vincente, e le volpi del deserto, l’ Algeria: l’ orgoglio arabo sull’ onda dell’ entusiasmo.

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