Quando l’illegalità diventa la regola

Un’indagine svolta da Coesis Research per conto di Afidamp (Associazione Produttori Italiani di Macchine, Prodotti e Attrezzi per la Pulizia Professionale e l’Igiene degli Ambienti) mostra che la popolazione italiana percepisce un forte senso di illegalità nel proprio Paese.

 L’indagine è stata basata sul nuovo indicatore “Legalità Perceived Index (LPI)”, che ha segnalato un’autovalutazione di legalità, fatta dagli italiani, veramente deprimente: su una scala di legalità percepita da 0 a 100, il valore risultante è di appena 21 punti. Ciò significa che il 94% della popolazione sente di respirare un’aria di illegalità – illegalità definita “forte” dal 44% degli intervistati – e il 75% pensa che, rispetto al resto dell’Europa, le regole, in Italia, siano generalmente meno rispettate. Questo risultato amaro, purtroppo, fa fatica a stupirci e conferma senza dubbio quello di Trasparency International che, in un’indagine precedente, aveva posizionato l’Italia al 69esimo posto nel mondo quanto all’Indice di Percezione della Corruzione (IPC) nel settore pubblico.

Per quanto riguarda l’aspetto socio-demografico, l’Italia sembra dividersi, ancora una volta, nell’antico binomio Nord – Sud, metropoli – provincia. La massima percezione di legalità, infatti, si ha nei piccoli comuni del Nord Est ( con un valore di 60 punti nell’indice LPI ); la minima si riscontra nelle grandi città del Sud ( 10 punti nell’indice LPI ). Inoltre, con il crescere dell’età, diminuisce il sentore di vivere in un Paese che rispetta la legge: sono i giovanissimi a percepire un più alto senso di legalità. Anche le interviste a testimoni privilegiati confermano le sensazioni degli italiani. Le aziende private, infatti, e gli enti pubblici intervistati ritengono che in Italia la maggior parte delle aziende operi nell’illegalità ( 62% ). Le aree in cui si prevede un rischio maggiore di pratiche illegali sono la gestione delle risorse finanziarie ( 52% di citazioni tra gli enti pubblici e 50% tra i privati ) e l’assunzione di personale ( 69% di citazioni tra gli enti pubblici e 43% tra i privati ). L’illegalità sembra essere più prospera soprattutto nelle gare d’appalto dove risulta più facile aggirare le regole: gli intervistati ritengono che in almeno la metà delle gare d’appalto si agisca in maniera illecita e la base d’asta è il fattore determinante di questo comportamento ( lo afferma il 77% degli intervistati ). Le risposte dei testimoni privilegiati, infine, ci fanno capire perché l’Italia sia un Paese così corrotto: in una situazione paradossale in cui nuove leggi spuntano ogni giorno, a scarseggiare sono proprio i controlli, il far sì che queste regole vengano davvero rispettate. L’indagine Afidamp – Coesis ci mostra dunque dei dati davvero sconfortanti, che ormai sono diventati standard.
Uno dei dati più preoccupanti è quello che riguarda l’assunzione di personale. Ad avere la precedenza, in concorsi e colloqui, sono sempre di più figli di papà e cognomi rinomati, molto spesso a dispetto di competenza e professionalità. Ci ritroviamo così con medici che non sanno leggere una lastra, con docenti che mettono in dubbio la teoria della selezione naturale di Darwin e politici davvero disarmanti. Dobbiamo fare qualcosa, ognuno di noi ha l’obbligo morale di prendere in mano la situazione per cambiare le cose. In un tempo in cui la strada più breve e più facile sembra essere sempre quella da prendere, in cui l’imbroglio e il raggiro si sono trasformati in motivo di orgoglio, in un tempo in cui l’arraffare senza tener conto di niente e di nessuno è diventato uno stile di vita e l’Italia il Paese del mancato raggiungimento dei propri sogni, ci dobbiamo impegnare a trasmettere qualcosa di buono ai nostri bambini e adolescenti, a partire dalla famiglia e dalla scuola, con un’educazione civica degna di questo nome e che prescinde dal “non si corre per i corridoi”.

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“La scelta di commissionare questo studio nasce dalla forte esigenza di legalità, espressa anche dal settore dei servizi integrati. L’elaborazione dei dati raccolti conferma in modo definitivo la percezione diffusa di una pratica dell’illegalità tanto condivisa quanto radicata a tutti i livelli della società. Per contro si esprime, forte in tutto il Paese, nell’opinione pubblica e tra gli operatori professionali, il bisogno di un ritorno alla legalità, la volontà di ripristinare i comportamenti leciti e onesti”, dichiara Toni D’Andrea, Amministratore Delegato di Afidamp Servizi. “Questa indagine rappresenta il punto di partenza di un lungo processo di azioni mirate che Afidamp e le associazioni di categoria delle imprese di servizi, intendono condurre per riformare il sistema e attuare l’applicazione di regole efficaci a tutela del costo e della qualità del servizio, a sostegno di una concorrenza leale e di una competitività reale”.
“Voglio dire, forte e chiaro: noi, con le nostre imprese, siamo per la legalità e siamo lieti di aver trovato una analoga volontà e determinazione in questo Governo a procedere nella stessa direzione”, commenta Lorenzo Mattioli, Presidente ANIP FISE Confindustria. “È urgente rafforzare la cornice istituzionale e gli strumenti giuridico-normativi a favore della legalità. La diffusione di pratiche illegali nel nostro settore – e non solo – trova nelle carenze dell’organizzazione statale e nella debolezza e inefficacia di diversi strumenti di legge punti di appoggio favorevoli quando non, addirittura, sponde compiacenti. Intervenire in questa direzione è diventato urgente. Noi abbiamo le idee chiare su dove e come intervenire per rafforzare lo Stato e la Pubblica Amministrazione contro l’illegalità. Due esempi tra tutti: l’AVCP ( Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori, servizi e forniture ), che deve diventare uno strumento in grado di incidere ed intervenire nelle pratiche di affidamento della Pubblica Amministrazione, acquisendo la “legittimazione processuale attiva” e superando la funzione attuale di semplice monitoraggio e “moral suasion”. E, poi, la razionalizzazione delle stazioni appaltanti. Dalle 34.000 attuali devono diventare 30, non di più, una per ogni regione e non più di dieci a livello nazionale. Anche perché “legalità” oltre che moralità vuol dire risparmio e gestione ottimale delle finanze pubbliche”.

Fonte: Afidamp

                                                                    

 

 

 

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