Marinaleda, un’utopia verso la pace

Oggi non c’è bisogno di essere grandi politici, scienziati o accademici per comprendere la direzione verso cui tira l’aria, tutto intorno si sa, che si respira aria di crisi. Che le difficoltà hanno ormai perso il loro carattere contingente per diventare qualcosa di immanente, di insito, di scritto nelle pagine della nostra vita, tant’è che chiunque, tanto i cinici quanto i sognatori, sanno comunque che sarà una sfida a tirare a campare. Tuttavia, un altro mondo è possibile.

Per chi ancora ha in testa una certa idea di alternativa sociale ecco saltare fuori dalla campagna andalusa il piccolo borgo di Marinaleda, paesino di 28km quadrati poco distante da Siviglia con appena 2.700 abitanti, dove le lotte sindacali e l’amministrazione comunista – confermata dai cittadini fin dalle prime libere elezioni post-franchiste del 1979 – hanno realizzato una piccola utopia. Qui non esiste disoccupazione, la casa costa 15 euro al mese, i servizi essenziali sono garantiti, i politici non percepiscono stipendio e ogni decisione viene discussa in assemblea. Non c’è bisogno quindi di tornare fino a Tommaso Moro o Campanella per trovare ispirazione e voglia di cambiare: basta leggersi la storia dell’Ayuntamiento di Marinaleda. {ads1}

Tutto cominciò con le prime elezioni del dopo Franco che videro il Colectivo de Unidad de los Trabajadores conquistare la maggioranza assoluta dei seggi e iniziare, insieme al Sindicato de Obreros del Campo, la costruzione di un sistema sociale egualitario fondato sulla lotta per la conquista della terra. Lo storico sindaco di Marinaleda Juan Manuel Sánchez Gordillo capiva bene che era in questa che stava la forza del popolo andaluso. Così all’inizio degli anni ottanta il movimento per la distribuzione della terra cominciò una serie di scioperi e occupazioni, diventati poi veri e propri espropri, nei latifondi dei dintorni appartenenti ai grandi proprietari terrieri, a partire dai 1.200 ettari della tenuta El Humoso. In questo modo tra la seconda metà degli anni ottanta e i novanta le terre cedute al comune furono poi assegnate alla popolazione più povera.

A Marinaleda tutto è basato su un principio di cooperazione e non di competizione, a partire dalla linearità degli stipendi, basati sui salari operai, uguali per tutti: 1.128 euro al mese per 35 ore a settimana di lavoro. Il rapporto con la terra rimane fondamentale: circa il 70% della forza lavoro è infatti impegnata nella Cooperativa Humar – Marinaleda nata “dalle lotte operaie” e che “non ha come scopo il profitto privato ma la creazione di posti di lavoro attraverso la vendita di prodotti agricoli sani e di qualità”. Il resto della popolazione è impegnata nelle necessarie attività di commercio al dettaglio e gestione delle strutture pubbliche (scuole e uffici) o sportive. I prodotti della cooperativa sono soprattutto legumi, carciofi, peperoni rossi e olio d’oliva, la cui produzione, naturalmente biologica, è seguita e certificata dalla semina all’inscatolamento presso l’industria di trasformazione. Naturalmente, qualora per intemperie o crisi produttive la produzione agricola incontrasse delle difficoltà il lavoro resta assicurato, lavorare meno ma lavorare tutti.

Tuttavia, ciò che stupisce maggiormente è l’incredibile sistema di “welfare” messo in atto negli ultimi trent’anni, in particolare per quello che concerne il diritto all’abitare: possedere una casa di 90 metri quadrati con patio esterno a Marinaleda costa 15 euro al mese, a patto che a costruirla partecipino anche i futuri inquilini. Come si può verificare dal sito ufficiale, el suelo, municipalizzato, è dato gratuitamente dal comune all’auto-costruttore, insieme ai materiali di costruzione messi a disposizione dal governo Andaluso, al progetto e alla forza lavoro (reclutata in parte tra i vari auto-costruttori). Infine gli auto-costruttori riuniti in assemblea stabiliscono il prezzo del canone mensile per quella che diventa la loro casa di proprietà, attualmente appunto 15 euro. Gli altri servizi (istruzione, sanità, assistenza e svago) sono assicurati e forniti a prezzi simbolici.

La gestione della cosa pubblica avviene attraverso periodiche riunioni assembleari, circa 30 all’anno, alle quali la popolazione partecipa attivamente e mediante la formazione di gruppi d’azione che si prefiggono la risoluzione di problemi specifici. La cura degli spazi comuni compete a tutti i cittadini, impegnati, nelle domeniche rosse, a pulire e sistemare strade, aiuole, parchi, giardini e strutture pubbliche.

Un altro mondo è dunque possibile? Non è facile dirlo, ciò nonostante quello che combinano a Marinaleda, oltre che a vagheggiarlo, sembra suggerirci una via e spingerci a camminare ancora.

Per approfondire:
sito ufficiale di Marinaleda
sito della cooperativa Humar
Documentario El sueño de la tierra
Documentario Una lucha continua

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