La Lega Serie A attacca gli ultras
“Il sistema calcio è delegittimato da chi lo rappresenta”. Mai queste parole, pronunciate non da “ultras”, bensì dal numero uno dello sport nazionale, il Presidente del Coni Giovanni Malagò, appaiono assolutamente appropriate, alla luce del “gravissimo, inconcepibile ed inammissibile comunicato emesso dalla Lega Calcio di Serie A nei confronti di alcune tifoserie.
Vale a dire nei confronti di coloro i quali, direttamente ed indirettamente (biglietti, abbonamenti allo stadio ed alle pay tv, merchandising), sono i principali finanziatori delle società di calcio e che, in taluni casi, ne sono anche azionisti”. La Feder Supporter risponde alla dura presa di posizione del presidente della Lega Maurizio Beretta che nei giorni scorsi aveva definito “aggressivo“, non solo moralmente, il comportamento di alcune tifoserie nei confronti delle rispettive società.{ads1}Tifosi che con le loro azioni, a detta del numero uno della Lega, “riescono ad incidere negativamente sulla serenità dell’ambiente e sulla capacità dei club di generare risorse. Questo avviene, ad esempio, con “azioni di boicottaggio delle presenze o con l‘esibizione di cori e striscioni al solo fine di provocare sanzioni a danno delle società“. Un comunicato che lascia perplessi e nel quale lo stesso Beretta si contraddice avendo più volte definito i tifosi la “ricchezza del calcio italiano”.
In queste parole manca il riferimento diretto ai supporter della Lazio, ma forse non è necessario. Ad oggi, infatti, il «boicottaggio delle presenze» lo ha conosciuto solo la Lazio. Cori e striscioni provocatori, invece, appartengono a tutte le curve, ma fa riflettere il fatto che la Lega abbia deciso di uscire allo scoperto a pochi giorni dalla polemica per le domande «scottanti» vietate ai sostenitori laziali dalla Questura. I tifosi, che da sempre sono una parte importante di una società sportiva, hanno il diritto di manifestare civilmente il loro dissenso.
Beretta dovrebbe concentrarsi sui problemi che affliggono il calcio italiano: società gestite in modo arcaico, amministrazioni approssimative, poca cura dei vivai, stadi fatiscenti e cultura sportiva molto bassa. Isolare e punire i violenti d’accordo, ma scagliarsi in questo modo contro chi manifesta civilmente, spesso per il troppo amore verso il club di appartenenza, appare esagerato e davvero inopportuno.