Fabrizio e i Dodici passi contro il gioco
Dodici passi sono sufficienti per uscire da quella malattia, e non vizio, insidiosa, perversa, devastante, che è il gioco d’azzardo? In realtà, dal gioco, non si guarisce mai: una volta che entri in questo vortice sarai sempre un potenziale caso patologico; quello che puoi fare però è tenerlo sotto controllo. Come? Fabrizio, giocatore patologico per trent’anni, ce lo racconta.
Parlaci un pò della tua storia Fabrizio.
Sono stato giocatore per trent’anni. Ho iniziato a 14 con le scommesse sui cavalli e da lì non mi sono mai fermato, fino a quattro anni e mezzo fa, a fine 2009, quando sono entrato nel gruppo Giocatori Anonimi di Roma. Dal momento in cui ho messo piede nei gruppi non ho più speso un centesimo nel gioco. In realtà questa associazione la conobbi nel lontano 2002, ma solo nel secondo periodo di frequentazione mi accorsi che il mio atteggiamento nei confronti della malattia era completamente sbagliato, continuavo a essere arrogante, presuntuoso, orgoglioso: stavo ancora male, nonostante non giocassi ma non volevo ammetterlo.
Poi che è successo?
Ho riscoperto un mondo che neanche conoscevo e, in primis, grazie a mia moglie che mi ci trascinò quella prima volta in cui non fui in grado di coglierne l’importanza. Nove volte su dieci infatti la dinamica è questa: difficilmente uno accetta la propria condizione di giocatore patologico ma comunque, una volta raggiunta questa consapevolezza, devi metterci del tuo. Mia moglie, me stesso, perché poi lo sforzo maggiore devi farlo tu, e l’associazione giocatori anonimi siamo stati quindi i tre agenti del mio recupero.
Ci spieghi cos’è e come opera questa associazione?
Giocatori anonimi è un’associazione, nata in Italia nel 1999, di auto mutuo aiuto, ovvero senza fini di lucro: non accetta donazioni bensì delle offerte, totalmente volontarie, da coloro che ne fanno parte. Queste sono volte all’affitto di stanze nelle quali ci riuniamo, generalmente quelle delle parrocchie vista la loro economicità, e a comprare dei libri o altri materiali utili allo svolgimento del nostro programma…
Non collaborano psicologi o professionisti di altro tipo?
No assolutamente, i nostri gruppi sono chiusi: l’unico requisito per entrare è la voglia di smettere di giocare. Abbiamo comunque delle linee guida che seguiamo, come quelle dei dodici passi, ovvero un programma di recupero che nasce, negli Stati Uniti degli anni ’30, in seguito all’esperienza di vita di un alcolista, dalla quale poi si è sviluppata la più antica associazione di alcolisti anonimi.
Perché dipendenza da alcol e da gioco sono la stessa cosa?
Il gioco anche crea dei sintomi fisici da dipendenza, come attacchi di panico, che si manifestano durante i primi tempi in cui smetti di giocare, ma anche ansia, mal di testa, trascuratezza, presenti nel pieno periodo della malattia. Io facevo cose assurde: non dormivo, non mangiavo, non mi prendevo cura di me. Il gioco però, per alcuni aspetti, è anche peggio dell’alcol o della droga. É perverso, ti devasta, perché non è visibile da subito agli occhi tuoi e degli altri. Un tossico, un alcolista sentono i sintomi della dipendenza molto presto e chi li circonda,li riconosce facilmente e, di conseguenza, può intervenire subito per aiutarli. Il gioco, invece, fa mantenere al malato una sorta di lucidità, se vogliamo: io per trent’anni sono riuscito a nascondere a molte persone la mia patologia. Sono stato in grado di gestire cinque/sei conti correnti, mi facevo bellissime vacanze, facevo credere che tutto andasse bene.
Scusa, il gioco, oltre a essere un investimento di denaro, lo è anche di tempo. Come facevi a gestirti con il lavoro?
Io ho sempre fatto il libero professionista, precisamente il rappresentante di commercio, e proprio a causa del gioco ho perso più volte il lavoro. Quando dovevo rendicontare all’azienda il mio operato, i conti professionali ed economici non tornavano. Il tempo che dedicavo al lavoro diminuiva man mano che la dipendenza prendeva il sopravvento.
Torniamo al percorso fatto nell’associazione e al modus operandi di questa. Pensi funzioni meglio il tutto senza psicologi?
Il percorso sappi che lo farò vita natural durante, con meno intensità magari, ma tutti noi non ci consideriamo guariti. Anzi, scordati proprio questo termine: guarire. Noi sappiamo benissimo che il gioco si trova dietro l’angolo, quindi va sempre tenuto sotto controllo. Comunque no, assolutamente: non si tratta di funzionare meglio o peggio, anzi noi collaboriamo con psicologi e psichiatri. L’associazione, infatti, organizza delle riunioni di pubblica informazione anche all’interno di reparti psichiatrici di Ospedali, dove si tengono incontri di auto-aiuto per i dipendenti dal gioco e, in queste occasioni, cerchiamo di trasmettere il nostro messaggio di speranza a chi ancora soffre di questa terribile malattia. Gli psicologi iniziano un percorso di terapia con i dipendenti, che, però, dura solo sei mesi; alla scadenza di questi infatti capita spesso che loro ci chiamino affinché i pazienti continuino il percorso di recupero con Giocatori Anonimi. C’è dunque una collaborazione tra noi e i professionisti. La differenza – che non va considerata l’arma vincente bensì un modus operandi di altro tipo che, come ti ho detto, collabora con l’altro – è che, se con lo psicologo c’è un dibattito fatto di botta e riposta, con noi c’è solo il racconto della propria esperienza e, di certo, chi ha vissuto le tue stesse problematiche può capirti perfettamente.
Quindi cosa fate quando vi incontrate?
Evitiamo qualsiasi forma di elemento che possa portare a farci stare sulla difensiva, visto che, nel periodo della forte dipendenza, siamo sempre stati abituati a difenderci dalle critiche. Ci raccontiamo, mettendo su scritto le nostre esperienze, ci affidiamo a un potere superiore, che per alcuni può essere Dio, per altri qualsiasi altro elemento che gli dia forza, e gli permettiamo di aiutarci. Non ci incolpiamo, non arriviamo a pensare che dobbiamo risolvere tutto noi, proprio perché non siamo soli. Inoltre cerchiamo di ricordare e di appuntarci le persone alle quali abbiamo recato danno durante la malattia. In generale poi non ci prefissiamo degli obiettivi da raggiungere: viviamo e lavoriamo insieme giorno per giorno, gioendo dei piccoli risultati ottenuti, come quello di riuscire a non spendere un centesimo per il gioco nel giro di 24 ore. Questi sono alcuni dei dodici passi dei quali, appunto, tutti possono godere: basta, come ho già detto, avere voglia di smettere di giocare e di condividere la propria esperienza. Questo è l’unico requisito per entrare in Giocatori Anonimi.
Siete quindi presenti in tutta Italia?
Si. Solo a Roma esistono dieci gruppi di Giocatori Anonimi mentre in tutta Italia siamo ottanta. Sulla pagina http://www.giocatorianonimi.org/ sono indicati i punti precisi nei quali operiamo. Annualmente poi ci incontriamo tra coordinatori e rappresentanti dei vari gruppi. Io, per esempio, sono diventato responsabile delle pubbliche relazioni del mio gruppo, e discutiamo sui vari punti da perfezionare nel nostro metodo di lavoro.
Grazie per la tua testimonianza Fabrizio e speriamo possa questa contribuire a proseguire nel compito di aiutare alcuni dei 2 milioni di giocatori patologici presenti nel nostro Paese.