Brillano d’oro i pattini nipponici
Ed anche la finale maschile di pattinaggio artistico ce la siamo tolta! E che finale! A Sochi sono scesi in pista pattinatori di altissimo livello, un livello che il neo ritirato Evgeni Plushenko avrebbe comunque mantenuto alto. E’ stato un vero peccato non averlo visto in gara.
L’assenza si è sentita ma, appunto, gli atleti hanno saputo rimpiazzarlo al meglio. Al primo posto, dopo la standing ovation del programma corto con un record personale e totale per un programma del genere, 101.15, si è piazzato il ventenne giapponese Yuzuru Hanyu con 178.64 e un punteggio finale di 280.09. Un libero sporcato da due cadute, nel primo salto quadruplo e in un tripo salto. La tensione per il giovane pattinatore era tanta, aveva sulle spalle il punteggio della giornata precedente e un oro già in tasca. Nonostante questo, quella medaglia è stata sua, facendo salire il Giappone sul podio e facendogli conquistare il suo primo oro Olimpico nel pattinaggio artistico maschile. Subito dietro lui il suo nemico canadese più temuto, Patrick Chan, che ha chiuso con un punteggio finale di 275.62, vittima anche lui di due cadute che gli sono valse il secondo posto. Queste due medaglie si sapevano. Si può dire che la gara di ieri si è concentrata tutta sul terzo posto. I pretendenti sono stati tanti, tutti con un punteggio intorno agli 85 nel corto, tutti insieme lì in quel blocco. Ma, a tener testa a tutti, ci ha pensato Denis Ten, sceso in uno dei primi gruppi, che con 255.10 si è distaccato dallo spagnolo Javier Fernandez che è arrivato quarto con 253.92. punteggio fischiato dalla folla, si aspettavano qualcosa in più. Dopotutto, lui era uno dei favoriti a questa medaglia. Ottimo comunque il risultato del suo libero, 166.94 anche se, è giusto ricordare, che in altre gare è arrivato senza nessun tipo di problemi anche ai 180. Gli altri due pattinatori attesi erano i giapponesi Machida e Takahashi che hanno chiuso, rispettivamente, in quarta e quinta posizione, vittime anche loro di cadute. {ads1}
Bella la gara di Jeremy Abbott che nel corto era caduto nel quadruplo ma era riuscito ad alzarsi e ad andare avanti. Ieri ha mostrato di che pasta è fatto e che ottimo pattinatore è. Probabilmente questa è stata la sua ultima gara da agonista, pronto per iniziare la sua carriera di coreografo e non più solo di se stesso come è ormai da un po’. Trascinante ed esuberante è stata anche la prova di Misha Ge che ha chiuso la sua gara con un 203.26 iniziando con un tango e finendo con un rock n’roll passando per la rumba. Contro le regole, che saranno attive solo dal prossimo anno, ha portato una musica con parole che avrebbe dovuto avere una penalità di un punto, cosa non avvenuta. Chissà, magari anche i giudici presi dal ballo hanno lasciato correre questa svista sonora.
Purtroppo sono arrivate anche lacrime, ma non di gioia, e sono state quelle del francese Jeremy Amodio che, quest’anno, ha avuto un problema con i quadrupli e non è riuscito a portarne neanche uno in gara. Aveva promesso di farlo, ma non ce l’ha fatta. Le sue sono lacrime di delusione e di sconforto, ma vedere un pattinatore come lui in queste condizioni fa male. Ha danzato e pattinato per il pubblico, a metà programma si è reso conto di non poter competere e si è lasciato andare facendo divertire chi era negli spalti e anche i giudici.
Insomma, una gara con tante cadute, un libero un po’ amaro per alcuni, ma comunque una finale che ha fatto rivedere tanti bei pattinatori e ne ha fatti conoscere di altri.
Prossimo appuntamento con il pattinaggio artistico di Sochi è domenica alle ore 16.00 con il programma corto di danza. Per l’Italia ci saranno Anna Cappellini e Luca Lanotte e Charlène Guignard e Marco Fabbri.