M5S a Ragusa e NO-Ponte a Messina, la Sicilia che cambia e quella che resta a casa

Il primo dato è l’affluenza in calo verticale, la partecipazione nemmeno al 50%, il 22% di astenuti in più rispetto a inizio giugno. L’astensione è il dato più significativo, il più politico. Il secondo dato è la scomparsa della Sicilia con le bandierine blu, quella in cui la destra faceva il pieno da sola o vinceva alleandosi a Lombardo. Quella Sicilia è una terra del passato, il PdL ha perso definitivamente una colonia.

Il terzo dato è la voglia di cambiamento dei siciliani che ancora vanno a votare, come a Messina, dove vince (contro tutti) il candidato della lista NO-Ponte, il pacifista Accorinti. Perfino il PD dimostra di reggere molto bene  quando punta su candidati lontani dalla propria segreteria o su giovani, come il 36enne Garozzo nuovo sindaco di Siracusa. Il cambiamento promesso da Grillo coglie un’altra chance a Ragusa, dove il candidato a 5 Stelle passa dal 15% del primo turno a quasi il 70%, mentre il candidato del centrosinistra allargato (con Crocetta e UdC) conferma il 30% di quindici giorni fa. Il flusso netto dei voti conferma la capacità potenziale dell’M5S di intercettare il voto di ripiego sia della sinistra che della destra, e questo è probabilmente anche il motivo per cui i saggi di Letta non partoriranno mai una legge elettorale a doppio turno a livello nazionale.

Piccitto è il secondo sindaco a cinque stelle eletto in una città capoluogo, l’ingegnere elettronico di 37 anni governerà Ragusa e l’M5S ha tremendamente bisogno di governare. Il movimento votato alle politiche da un quarto degli italiani come un oggetto misterioso, percepito come alieno e dunque salvifico nella propria estraneità all’ establishment, ha oggi uno spazio di incidenza politica estremamente limitato.  I numeri schiaccianti della maggioranza PDPdL  rendono effimera l’opposizione parlamentare, le epurazioni e la guerra degli scontrini hanno catalizzato l’attenzione dei media nazionali (sempre dalla parte della partitocrazia) sui limiti dell’M5S (non pochi) lasciando nel cono d’ombra le proposte e la restituzione dei finanziamenti, perfino Grillo nei comizi sembra aver perso lo smalto dirompente dello Tsunami Tour. L’M5S deve governare, dimostrando che queste persone possono davvero promuovere un modello amministrativo diverso ed efficace, oltre che più trasparente e frugale. Altrimenti con Piccitto rischierà di chiudersi prematuramente  l’esperimento politico iniziato con Pizzarotti.    

In TV vediamo la Idem  dimettersi per una palestra abusiva, gli inviati di tutti i TG bivaccare fuori dal Tribunale di Milano per assistere alla terzultima puntata della telenovela nazionale, l’M5S che perde un altro parlamentare per autoespulsione e osserviamo un Governo senza portafoglio incartarsi, come nella parodia di un cruciverba, su tre acronimi di tre lettere: F35, IVA, IMU. Nel frattempo, in Sicilia come nel resto d’Italia, le elezioni le vince l’astensione.

di Daniele Trovato

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